La Siae chiede i diritti anche per i trailer


Veramente un'ottima idea ... che aiuterà il cinema ad affondare ancora di più.

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Set fermi contro il decreto tv Stampa E-mail
Scritto da www.professionecinema.com   
Mercoledì 20 Gennaio 2010 03:37
Anche i produttori dell'Apt hanno aderito oggi allo sciopero nazionale dell'audiovisivo. Set fermi ovunque, persino in Kenya dove Silvio Muccino sta girando Un altro mondo, ma anche a Milano per il Vallanzasca di Michele Placido, e presidi davanti alle sedi romane dei tre grandi broacaster italiani - Rai, Mediaset e Sky - per protestare contro il decreto Romani, che recepisce le nuove norme Ue in materia di internet e tv e modifica dunque il testo unico per la radiotelevisione liberalizzando gli obblighi di investimento e produzione. (fonte: Cinecittà news)
A Viale Mazzini, di fronte allo storico cavallo morente, c'è una folta rappresentanza delle maestranze e degli artisti, registi, sceneggiatori, produttori indipendenti, scenografi, direttori della fotografia, dialoghisti e comparse. C'è un palco improvvisato su un camion: da lì prendono la parola i "lavoratori" del cinema, il regista Citto Maselli, l'attore Ennio Fantastichini, lo sceneggiatore Andrea Purgatori. Tra i manifestanti si riconoscono Stefano Rulli e Sandro Petraglia, Maurizio Sciarra, Emidio Greco e Moni Ovadia, Stefano Reali e Andrea Purgatori, reduci dal successo di share della fiction di Raiuno Lo scandalo della banca romana, Beppe Giulietti e Santo Della Volpe di Articolo 21, i documentaristi Agostino Ferrente, Gianfranco Pannone, Mariangela Barbanente, Giovanni Piperno, Mario Balsamo e Paolo Pisanelli, e ancora Marco Pontecorvo, Valerio Jalongo e Anne Riitta Ciccone. "Uno sciopero riuscito al 100%", secondo Umberto Carretti, coordinatore dell'ufficio troupe SLC - CGIL. "Voglio sottolineare l'alleanza strategica con i produttori, che scommettono, come noi, su un settore industriale che fa e potrebbe continuare a fare occupazione altamente qualificata. 250mila lavoratori, considerando l'indotto e senza parlare delle ricadute su altri comparti, ad esempio sul turismo". Per Emilio Miceli, segretario generale SLC - CGIL: "Il governo si sta assumendo la responsabilità di colpire la produzione italiana dopo aver drasticamente tagliato le risorse per il cinema. E' un colpo a un settore che in questi anni ha dimostrato grande capacità creativa e professionale. E' un colpo a una libera concorrenza tra emittenti e questo diventa un oggettivo danno per la nostra credibilità". Franco Ragusa, che da 25 anni fa effetti speciali, racconta: "Non c'è più ricambio generazionale, la qualità diminuisce a vista d'occhio, se in una scena è prevista la pioggia la eliminano per risparmiare".

Solidale con i lavoratori dello spettacolo è Luca Barbareschi. "Se approvato, il decreto legislativo sulle attività televisive, oltre a diventare la tomba per la tradizione culturale italiana, rappresenterebbe una sconfitta per la nostra maggioranza", dice il deputato del Pdl. "Siamo ancora in tempo, in questi giorni avremo occasione di occuparcene in Parlamento e io voglio confermare il mio impegno perché siano accolte le richieste degli operatori del settore audiovisivo, già duramente provato dalla crisi economica".

Produttori, autori, attori e tecnici sono uniti. Le associazioni (Centoautori, Anac, Doc.it, Sindacato attori italiani, Movem) chiedono a gran voce la reintroduzione dell'attribuzione ai produttori indipendenti dei diritti residuali; la reintegrazione delle quote di programmazione di prodotto audiovisivo europeo indipendente recente nelle fasce di massimo ascolto del palinsesto televisivo; il recupero delle quote di investimento riservate al cinema e al documentario italiano; l'apertura di un tavolo di confronto con il governo. Per Andrea Purgatori (Centoautori) "non stiamo difendendo solo posti di lavoro, peraltro di un'industria grande quanto la Fiat, siamo qui per difendere il diritto a veder raccontata la propria identità. Questo decreto va abolito". Citto Maselli (Anac) sottolinea la straordinaria unità delle associazioni: "L'attacco al cinema fa parte di un intelligente progetto della destra per eliminare ciò che è indipendente". Aggiunge Ennio Fantastichini: "Stiamo difendendo il diritto al lavoro, in questo paese le leggi ci sono, ma quando vengono infrante non frega niente a nessuno".

Tra i punti dolenti la cosiddetta delocalizzazione dei set. "Ormai va di moda girare all'estero, dall'Argentina alla Tunisia, in Marocco o a Praga", spiega il sito  kometarossa.it Nel 2009 sono state realizzate circa 100 settimane di lavorazione all'estero, con la presenza media di 10 lavoratori italiani appena, a volte solo regista e direttore della fotografia, si tratta di 18.000 giornate lavorative perse. Cinzia Th Torrini sta girando in Argentina Terra ribelle, un film sulla storia della Maremma.

Intanto, il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, auspica che restino inalterate le quote di programmazione di prodotti audiovisivi indipendenti europei nelle fasce di maggiore programmazione tv, così come gli investimenti riservati al cinema italiano e l'attribuzione ai produttore indipendenti dei diritti residuali. Il termine del 27 gennaio per l'espressione del parere delle commissioni competenti della Camera sul decreto Romani slitterà almeno al 4 febbraio. Anche in commissione Lavori pubblici al Senato si terranno alcune audizioni. Infine agli scioperanti è arrivata la solidarietà di PD, IDV e PRC.