La Siae chiede i diritti anche per i trailer


Veramente un'ottima idea ... che aiuterà il cinema ad affondare ancora di più.

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"Terra ribelle"... la Maremma in Argentina Stampa E-mail
Scritto da www.professionecinema.com   
Venerdì 25 Dicembre 2009 16:20
Raifiction ci ha ormai abituati: racconti ambientati in Italia, pagati dalla RAI, quindi anche da noi contribuenti, filmati in Argentina. E' il caso anche di Terra ribelle, regia di Cinzia TH Torrini.
Dal blog ufficiale, la drammatica cronaca (nel blog, ovviamente, prevale l'aspetto simpatico) degli equivoci.

dal Blog Terra ribelle

EQUIVOCI
2009-12-10 categoria: Diario delle riprese | autore: Cinzia TH Torrini

Per un italiano sembra facile capire lo spagnolo e parlarlo, ma invece ci sono tantissime parole che da noi hanno un significato e in spagnolo un altro. 
I primi giorni continuavo a dire “Sali con la macchina!”, normale comando in Italia per far alzare la macchina da presa da una posizione bassa ad una più in alto. Ma loro mi guardavano esterrefatti, perché in Argentina stavo dicendo di “uscire con la macchina”. Oppure quando chiedevo di fare un primo piano più largo, mi guardavano esterrefatti perché per la loro lingua lo volevo più lunga…. E così via, fino al giorno in cui pretendevo da un molto affermato attore argentino che rifacesse una scena perché lo volevo più imbarazzato… Mi ricordo lo sconcerto e la totale preoccupazione di tutti, cercando di indovinare cosa volessi dire: alla fine ho scoperto che continuavo a dirgli che volevo che fosse incinta! O a un altro attore mi sfinivo a dire che doveva “subire”, poi ho scoperto che subire vuol dire salire! Ora che ho imparato, invece di dire “Sali con la macchina” dico “Subi con la macchina”. Non è proprio corretto e in futuro spero di apprendere meglio questo splendido idioma, ma per il momento l’importante è rendere l’idea e farsi capire.
Ogni giorno imparo qualche parola in più di spagnolo e gli argentini qualche parola in più di italiano. E in attesa di diventare ambedue bilingue, parliamo quello che ai tempi dell’immigrazione chiamavano il “cocholite”… una lingua che non è più né italiana né spagnola, ma un romantico e pratico incontro tra le due.